chissà quanti chilometri di cielo avrò ora sopra la testa
nessun padrone merita di vivere
traffico limitato in zona universitaria
- scopre di soffrire di allergia solo a tratti
- indice con il socio il referendum, lo abolisce e arriva ad una conclusione sul genere femminile del paese
- non fa nulla, perlopiù del casino, e riesce a guadagnarci qualcosa pure stavolta
- proietta video su piazza tienanmen su una foto di d'alema dentro un circolo del pd. le altre erano di berlinguer, gramsci e togliatti. così per farvi un'idea
- sente qualcuno dopo tanto, tantissimo tempo e pensa che i subsonica non dovrebbe più ascoltarli. più
per fortuna che ci sono le donne.
così dopo giornate intere passate su un lavoro, dalla sveglia alla buonanotte, sempre su questo video, su questa cosa da consegnare, finalmente la si consegna. e si decide di andare a vedere squarepusher a bologna, sparando cazzate per festeggiare. poi per fare meno i personaggi impegnati si decide di parlare almeno un quarto d'ora al giorno di calcio e donne. che dopo i primi tre minuti salta fuori che l'unico che sa come sono andati i quarti di champions league sono io e allora si passa all'argomento successivo. e lì viene il bello: al minuto cinque, visto che sono saltati fuori sempre gli stessi nomi e gli stessi problemi, le solite facce da culo che spiegano un po' come va la faccenda, piuttosto che deprimerci di più ritorniamo a parlare di lavoro e affini. e siamo al minuto sette.
l'ho sempre pensato che l'intervallo andrebbe gestito meglio
ecco, oggi vorrei spendere due minuti sul concetto di 'old school', sapendo benissimo che ci vorrebbero giorni di discussione per esaurirne anche solo uno dei molteplici aspetti.
essere old school significa tante cose ma, soprattutto, una: pensare old school. mi spiego.
non che esista una new school (la old school diventa tale solo che il soggetto riconosce di esserlo, non se viene additato dagli altri come tale) però la new e la old si intersecano in più punti. esempio.
l'altro giorno ascolto 'prisencolinensinainciusol' di adriano celentano, più precisamente il video con la carrà che si trova su youtube. questo è old school. mi accorgo ascoltandola varie volte che ha 'un tiro della madonna' e che 'il varietà italiano televisivo degli anni '70 era invidiabile'. questo è new school. se poi scarico la canzone e tiro fuori un giro pulito da campionare, rimango nella new school. ascoltare la base per almeno un'ora mentre pulisco camera è old school. quindi, cosa si può capire?
che essere old school al giorno d'oggi non gratifica molto, per quella volta che succede però non vedi altro che cose belle. essere old school è una fortuna di pochi. tornerò sull'argomento nei prossimi giorni
'scusa ma ti chiamo amore' ovvero l'istigazione a darla via prima che inizi a puzzare di vecchio o chiuso
(ci fossero stati ai miei tempi certi film, non saremmo mai stati la generazione 'un limone non si nega a nessuno')
cioè
(tutto sarebbe stato dannatamente più semplice)
ascoltando 'last days (of the cou cou)' di jay shepheard mi viene in mente la volta alla fnac di milano quando ho sentito la compilation che usciva dalle casse
emiliana torrini (davíðsdóttir di secondo cognome, madre islandese e padre italiano) il 13 febbraio al corallo di scandiano: che cosa surreale. se trovo il modo di farmi dare il cambio a lavoro è un mio concerto
chiude il rolling stone a milano: il tempo di vedere i muse tre anni fa, bella quella giornata. sono già passati tre anni, frankie invecchia e c'è sempre la nebbia
stasera vado a correre, contro ogni voglia. arrivo a girare a sinistra sul marciapiede dopo il parco. a destra ho la strada e a sinistra sono un paio di metri sopra una serie di garage chiusi, tranne uno. in mezzo solo la siepe. corro e costeggio tutti quelli chiusi, fino a quello aperto. continuo la corsa e guardo dentro: una ragazza in pantofole, giacca e sciarpa stava stendendo i panni bagnati. immersa in una luce così calda da far quasi male nel buio generale. ci sarebbe stata una bella foto
stamattima mi sveglio, alzo la tapparella e vedo tutto bianco. dieci centimetri buoni di neve e altrettanta che scende. contento come il bimbo che sono e che c'è in me, bevo la mia tazza di caffè. una moka solo per me e intanto guardo fuori dalla finestra. devo andare in centro e non vedo l'ora. mi preparo con le mie solite adidas sapendo che mi bagnerò i piedi ma sono felice. la giacca regge l'acqua, mi metto un cappellino. esco senza ombrello e mi prendo tutta la neve addosso. immagino chi affacciato alla finestra ha visto un ebete con un sorriso stupido che camminava con le sue scarpe da ginnastica su marciapiedi con cinque dita di neve e con due dita di neve sulle spalle. mi ricordo di quella volta che non sono andato a lezione all'università, un po' di anni fa, e mi sono guardato 'donnie darko' sotto le coperte. nevica come quella volta
video bellissimo segnalato direttamente da parigi (da jerome, mica da parigi, che abita a parigi)
l'altro giorno si parlava di come il mondo potrebbe finire con il buco nero creato in svizzera al cern. di come hawking potrebbe svegliarsi un giorno e dire: 'cristo, mi ero sbagliato!' e cristo dire 'non preoccuparti stephen, mo' sono cazzi vostri' ed essere tutti risucchiati. ci vorranno settimane, dicono. però farebbe strano che la svizzera sempre neutrale e mai un morto per mano sua, ci sterminasse tutti. che ridere... beh, parlando di questa remota possibilità un ragazzo che conosco effettivamente conclude: 'sarebbe l'anarchia. io ruberei una macchina, andrei in collina e ucciderei il proprietario della casa più bella. mi piazzerei dentro e aspetterei la fine martellando i muri con la musica a palla e un porno in tv.'
promemoria: non fargli niente di male, pagargli una birra