massì, la red bull è fatta da un pacchetto di big babol, un telecomando, una scheda madre e una lattina
la burn invece a tutto questo ci aggiungi un cd
ok, non voglio che mi parli di shakespeare, ma almeno un paio di tette...
e fu così che lei si buttò su ferocissima musica metal e lui su pesantissima musica elettronica
da oggi non sono più un proletario (lo sono mai stato?) in quanto possessore di un mezzo di locomozione e un conto in banca
sono bastate una ventina di firme in banca e una dozzina in assicurazione, decine di fogli che nessuno leggerà mai. materia nello spazio
alle ultime avevo la mano atrofizzata, non ricordo più il mio nome e non so cosa ho fatto. dove mi trovo, perchè sono qui?!
il prossimo passaggio sarà mangiare la pizza al sabato sera nello stesso posto, la colonna in autostrada di sabato verso il mare e rifiutarmi a letto dicendo 'cara, sono stanco' (rivolto alla macchina, ovvio)
e da oggi tutte quelle cose che vedevo con il simbolo 'pausa', andranno con calma in 'play'
part one
- vedi quella?
- si
- non è bella, però... vedi come si muove?
- eh
- succede così: un cocktail di troppo, uno spinello, una violentata nell'angolo
part two
- mi sono innamorato di una barista nuova
- bella?
- mah, neanche tanto...
- come mai allora?
- mentre la guardavamo ha tremato nell'aprire la redbull di cecco
dopo tre mesi che ripeto 'gomorra vince l'oscar', giustamente non è stato nemmeno selezionato tra gli ultimi nove
stamattina mi sveglio, svogliato, alterato. apro gli occhi e non va bene nulla. troppe cose in giro, vestiti, carte. prima ancora di fare colazione mi metto a ordinare un po' la situazione. alzo la tapparella e la luce fuori mi taglia gli occhi. accendo il computer e vado a fare colazione. esco da camera incrocio mia madre e le faccio solo un gesto. lo yogurt stamattina sa di acido e non ho voglia di prepararmi il caffè. guardo fuori dalla finestra e il cielo è nero, tira anche del vento. vedo gli alberi muoversi e sento il freddo. finisco di mangiare e bevo un po' d'acqua. anche quella ha qualcosa, non è buona. torno in camera e mi vesto. capisco di avere la fronte corrucciata, mi fa male dallo sforzo del rimanere incazzato. mi metto a computer e mi rialzo per andare a lavarmi la faccia. mi siedo di nuovo e mi alzo ancora per pulire gli occhiali. davanti al computer mi accorgo di dovermi alzare di nuovo per recuperare un paio di libri per la tesi che in teoria dovrei continuare a scrivere stamattina. c'è silenzio, mia madre è uscita, apro itunes. metto una canzone a caso e parte 'e ti vengo a cercare' di battiato. ascolto intensamente le parole, forse per la prima volta da quando l'ho sentita. finisce la canzone e inizio a scrivere. la situazione non è migliorata ma battiato è un cazzo di genio
una mia amica che ha appena scovato questo ammasso di cazzate che è il mio blog, si è espressa in un messaggio che racchiude minimo tre frasi come quelle che trovi sui libri. nella seconda di copertina o nella quarta. quelle frasi che o compri il libro al volo o le getti per terra cercando anche di pestarlo accidentalmente. dipende da tre fattori tre:
- il livello di consapevolezza dell'acquisto (che si dirama in 'vale i soldi che costa?' e 'lo voglio davvero leggere?')
- il livello di simpatia della recensione (che si dirama in 'chi l'ha detto?' e 'è andato oltre le solite parole come -magnifico-, -insuperabile-, -già un classico-?')
- il livello di inculata latente ovvero se è un feltrinelli aspetta un anno e lo compri in economica e se invece è un mondadori ripensaci un migliaio di volte prima di farlo
beh, le frasi scorporate dal messaggio erano:
- a me piace tanto come scrivi
- ci sono dei post che mi fanno troppo ridere... tipo quelli di vita vissuta
- il tuo blog è il mio libro preferito in questi giorni
non può che farmi piacere cara, questo te lo colloco nella seconda categoria e ti immagino che te la ridi nella tua bellissima casa arredata benissimo con tuo marito che prima cucina poi gioca con te a nintendo wii. odio la gente felice
ieri vado a dare l'ultimo esame della mia carriera universitaria: storia dell'architettura moderna. in una facoltà non mia, con professori mai visti, colleghi che non incontrerò mai più. ore 10:00 l'orario prefissato. mi sveglio alle 7 per essere di partenza in auto alle 7:30. traffico e 8:10 arrivo in stazione per prendere di volata il primo treno. ritardo del treno. ore 9:00 arrivo a bologna e appena fuori dalla stazione leggo che è sciopero dei bus urbani. l'esame è oltre le due torri (per chi non è mai stato a bologna: dall'altra parte del centro) e inizio a camminare. abbastanza per iniziare a sudare e per farmi venire i primi dubbi sulla mia preparazione. 9:45 e sono fuori dalla facoltà. alle 10:30 arriva l'assistente e fa l'appello. dice che il prof arriverebbe alle 15:00 e che ci sarebbe da fare 1/3 dell'esame con lui. significa ritornare nel pomeriggio e stare fino a sera. con un giochetto psicologico, lascia intendere che per chi non sarebbe possibile tornare dopo pranzo per motivi vari, si potrebbe fare l'esame totalmente con lui. io alzo la mano, devo tornare a casa per motivi di lavoro, gli dico. lui capisce che abbiamo capito che tutti vorremmo evitare il professore (assente per un convegno. tra noi, acidamente, si inzia a vociferare che gli sia stato organizzato in nottata, vista la totale assenza di avvisi). lui allora allude al fatto che invece che finire l'esame con lui, chi non poteva nel pomeriggio, sarebbe dovuto tornare un'altro giorno. lui non sa più cosa dire. quindi fal'unica cosa possibile: il prof mi ha lasciato nella merda, voi cercate di fregarmi, quindi io sarò totalmente stronzo. inizia a interrogare e ad una frase tipo "le corbusier nasce in svizzera nel 1887 da una famiglia di artisti" lui riesce a controbattere dicendo "adesso poi...le corbusier non è il suo vero nome. mi dica il suo nome completo. in che paese esattamente? sicuro che sia in svizzera? parte francese o tedesca? in che giorno? per artisti lei cosa intende?". da rimanere a bocca aperta. poi annuncia che il professore sarebbe arrivato alle 16:30 e quindi lascia passare un errore come "bauhaus ha come sede berlino" che sarebbe da fucilazione. si vede che abassa la cresta e inizia a perdonare di più gli errori. arriva un'altra assistente che inizia ad interrogare e che comunica l'orario di arrivo del prof: 17.30. sbuffi generali e lamentele. lui esclama: "insomma ragazzi, essere studenti universitari comprende avere anche un grado di flessibilità nei vostri confronti verso i professori. se vi dovete lamentare potete andarvene". a me ad alta voce esce un "e flessibilità dei prof nei nostri confronti?" e mentre lui mi fissa senza sapere cosa dire la ragazza chiama il mio nome e inizio l'esame. de stijl, mies vah der rohe, aalto. poi le spiego che mi ha molto interessato il concetto di flessibilità che ho studiato nel saggio 'il linguaggio del modernismo': tre concezioni fondamentali di flessibilità nell'architettura moderna:
1. ridondanza (koolhaas): come nel panopticon di bentham (carcere poi relamente realizzato), flessibilità è ridondanza. cioè si tende a sprecare spazio e lasciare vuoti gli ambienti per eventuali utilizzi diversi futuri.
2. tecnologica (rietveld): come nella sua casa schroder del 1924, l'ultimo piano era flessibile in quanto dotato di pareti mobili quindi gestibili a piacere.
3. politica (lefebvre): una concezione politica della flessibilità che induce all'utilizzo di ambienti e spazi già adibiti a mansioni precise e concepiti con una loro precisa funzione.
concludo con: tutto questo per "redimere il funzionalismo dalla sua deriva determinista attraverso l'inserimento dei concetti di 'tempo' e 'ignoto'" (a memoria dal libro). lei capisce, sorride e mi segna il voto. trenta
la croce rossa italiana ha debito per milioni di euro
la croce rossa italiana ha chiesto 330mila euro ad ogni croce rossa provinciale per ripianare il bilancio
la croce rossa di reggio emilia si rifiuta vista la mancanza di un piano di risanamento serio
la croce rossa di reggio emilia rischia il commissariamento
a parte la reazione di mia madre che a ogni servizio su telereggio le parte un 'ma come avranno fatto a fare su un debito così?', è per motivi come questo che non ho mai fatto volontariato (se non si considera volontariato fare lavori gratis per associazioni o gente che non ha soldi...). ci si ritrova con il 'palo nel culo' (caratteristica definizione poetica risalente alla notte dei tempi) dopo aver reso servizio gratuito per anni. che l'altro giorno quando mia nonna è stata male e tutti quelli del quartiere sono venuti davanti a casa mia per chiedermi cos'era successo a mio padre (forse nemmeno si ricordavano che c'era una nonna in casa) e io ho dovuto fare il pr della situazione, l'ambulanza era lì dopo neanche 2 minuti. quindi pieno appoggio alla croce rossa di reggio emilia che, caso strano, è in attivo